Sulla scuola

Periodicamente si accusa l’insegnamento pubblico di adempiere male al suo compito, si fanno mille piani per migliorarlo, biasimandone l’attuale livello, che ogni volta viene regolarmente giudicato il più basso raggiunto nella sua vita. Naturalmente ciò presuppone che il compito della scuola sia davvero quello di educare e insegnare, cioè quello che appare. Produce invece individui mediocri e malformati, cioè quello che fa, è esattamente quanto essa deve fare. Individui che possono mandare avanti la baracca. Forti coscienze, individualità spiccate, geni, ai quali basterebbero le Vite di Plutarco per buttarla invece all’aria, metterebbero infatti a repentaglio il senso comune della vita, e minaccerebbero da vicino l’autoconservazione. La scuola deve quindi abbassare l’intelligenza e insegnare, come fa, a stare tutti appiccicati assieme. Ciò che si finge di rimproverarle, la scialba raffigurazione di geni e talenti, lo squallido avvilimento di grandi poesie, concezioni della vita ridotte a sonnolente ruminazioni, la matematica ridotta a solo calcolo è, ne più ne meno, il suo vero compito. Essa, per natura, deve fare sorgere un senso di avversione per quanto insegna nel momento stesso in cui lo insegna. Insomma: un po’ di sentimenti, qualche emozione e l’intelligenza di un insetto. Chi insegna, insegna di fatto socialità. Questa è la sua materia universale. Ma tutto ciò si finge di ignorarlo, anzi, periodicamente, come si è detto, alla scuola si rimprovera con nobile candore il fallimento. La distruzione di ogni concetto di verità è invece il suo compito, la noia per la bellezza è quello che deve assolutamente instillare, pena i pericoli che possono venirne per intere generazioni. Un forte senso della bellezza e della verità travierebbe coloro i quali per disgrazia ne fossero presi. La scuola deve evitarlo assolutamente. La scuola reale è il vaccino per il male che inocula. E in effetti un solerte discepolo non ne sarà mai ammalato.

Francesco G Bissoli.

16 Comments

  1. Siamo arrivati al concetto della ‘mediocritas’ tratta dalle Odi di Orazio che, non ci sarebbe necessità di dirlo qui, in lingua italiana può essere interpretata con significati diversi, uno positivo e uno dispregiativo.
    Intuisco che nel tuo apporto vada nella direzione del secondo.

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  2. Sì, immagino il dolore. Solo un cinico non lo proverebbe
    Quanto ho lasciato su è tratto da ‘Nuova Statistica della Svizzera’- Stefano Franscini ( ho utilizzato una tecnica per potertelo lasciare..)

    https://books.google.it/books?id=WSVzI9AVzbwC&pg=PA554&lpg=PA554&dq=gli+svizzeri+e+la+mediocritas&source=bl&ots=GbB6Xv8OR1&sig=ACfU3U1NmAK-PVng01uO8u1g6BaKma8UxA&hl=it&sa=X&ved=2ahUKEwjF5aXhzfLmAhWkRxUIHa4jBT8Q6AEwBHoECAYQAQ#v=onepage&q=gli%20svizzeri%20e%20la%20mediocritas&f=false

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  3. Ti spiace se lo ribloggo da me?
    Così ‘vediamo l’effetto che fa’ , chiosando i due comici e buto il sasso in piccionaia.
    Ma per farlo desidero che il tuo assenso

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  4. Completamente d’accordo con te. Il Canada suona un’altra musica. Io stesso ho tenuto lezioni ed ho visto un altro orientamento. Come docente posso solo auspicare quanto da te detto. Il problema è comunque europeo, e, mi pare non ci sia voglia, né tanto meno volontà politica di attuare riforme. Ti ringrazio della sensibilità. Un saluto.

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  5. Susanna Tamaro non divenne mai insegnante perché non passò l’esame di abilitazione.

    E’ quanto si legge sul Corriere della Sera che ha dedicato un articolo alla scrittrice triestina, all’indomani dell’uscita del suo ultimo libro “Alzare lo sguardo. Il diritto di crescere, il dovere di educare” (Solferino).
    Stando al racconto della scrittrice rilasciato al quotidiano, in quel concorso ebbe un diverbio con i membri della commissione che, indispettiti da un atteggiamento irriverente, le porsero – a suo avviso – una domanda trabocchetto: i requisiti per usufruire di un’aspettativa. E la bocciarono.

    Susanna Tamaro sostiene che con i criteri di oggi lei sarebbe considerata una studentessa Bes. Scelse come indirizzo di studio le magistrali, ispirata dagli ideali di Pestalozzi, Maria Montessori, Fröbel, don Milani, proprio per evitare agli studenti di rivivere le sue stesse sofferenze vissute negli anni della scuola.

    Nel suo libro se la prende soprattutto con il sistema formativo affastellato da riforme sbagliate e invoca il ripristino di un patto fra le generazioni. Il libro contiene anche un’invocazione ai docenti, a quella classe alla quale anche lei avrebbe voluto appartenere. Non bocciare i negligenti è solo un rinvio: la resa dei conti arriverà. In pratica, come riassunto nel titolo dell’articolo, “promuovere tutti è un boomerang”.

    L’attenzione verso il bambino è solo apparente, secondo Tamaro. “Per cui – si legge sul Corriere.it – a un ragazzo, appena entrato nel sistema, può capitare di essere certificato come affetto da discalculia, dislessia, disortografia, disprassia, disgrafia, eccetera. Una occhiuta classificazione, una psichiatrizzazione del bambino, cui non corrisponde tuttavia uno sforzo per fargli superare gli ostacoli. Si preferisce aggirare il problema, non si stimola l’allievo a uno sforzo, al sacrificio necessario per raggiungere un obiettivo. Il sistema è costruito in modo da eliminare le difficoltà e rendere il percorso quanto più piano possibile, in modo che alla fine quasi tutti siano promossi. Tanto a selezionare poi ci penserà il mondo di fuori“.

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