EMANUELE SEVERINO SU JUNG E FREUD, in La legna e la cenere, Rizzoli, Milano 2000, pp. 128 – 130. Citazione proposta da Vasco Ursini

Il pensiero di Emanuele Severino nella sua "regale solitudine" rispetto all'intero pensiero contemporaneo

Per Jung e Freud – ma in questa direzione si muovono già Nietzsche e Schopenhauer – la ragione umana viene da molto lontano: dal caos originario, abisso tenebroso e insondabile che è insieme tremendo e felice. In esso è il segreto della nostra esistenza. E Jung vi scorge le forme del “Sacro”, del Mito originario, di “Dio”. Che però non sono, come per la ragione metafisica, realtà effettivamente esistenti, ma impulsi profondi, bisogni fondamentali della parte più profonda dell’anima – l’inconscio – dai quali dipende il destino dell’uomo; ma che stanno al di là di ogni discorso della ragione sul senso del mondo. Jung sa bene che la filosofia di Kant è la “madre della psicologia moderna”.
La questione preliminare è allora come si possa parlare dell’inconscio, ossia di ciò che stando al di là del pensiero cosciente, ne è anche il limite. Molto opportunamente, allora, Umberto Galimberti pone…

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